Quando sono arrivato in questo angolo di mondo era un vero bosco di rovi.
Erano almeno 10 anni che nessun umano custodiva questo podere. Se lasciata libera di crescere ed evolvere la terra punta sempre verso un obbiettivo principale: creare il luogo più equilibrato, ricco di biodiversità e fertile possibile: il bosco.
L’arrivo del rovo nei campi indica il momento di passaggio da un prato coltivato ad una foresta incontaminata assolutamente indipendente dall’uomo.
La natura, se lasciata libera di esprimersi trova pace ed equilibrio.
Il rovo è una delle piante più odiate dal manutentore dei giardini, pungente, invasiva e difficile da estirpare. Diffusa praticamente in tutto il mondo è considerata un’infestante. Si diffonde velocemente, né taglio, né incendio sono in grado di eliminarla.
Più piante di rovo crescono vicine, più creano grovigli inespugnabili. Sono piante associate al degrado e all’abbandono. Dall’altro lato il rovo, quando è in fiore, offre nettare per le api, i loro frutti, le more, sono eccezionali sia per il gusto sia per le proprietà nutritive. Crescendo a siepe offrono riparo per uccelli, anfibi e insetti; sono utili per delimitare orti e giardini dagli animali selvatici o contenere animali domestici.
In questi anni ho avuto e continuo ad avere a che fare con questa pianta, devo ammettere di averci litigato, ma ultimamente la sto rivalutando. Uscendo da una logica di dominio della natura, ma provando a entrare nel suo processo di ricerca di equilibrio, si impara ad apprezzarne le qualità intrinseche di questa pianta, sia per le sue qualità naturali, ma anche azzardando una trasposizione delle stesse qualità rispetto all’essere umano. Ecco che essere considerato un fastidioso e pungente infestate, associato all’abbandono ed al degrado da una cultura e da una società come quella in cui vivo, potrebbe diventare motivo di orgoglio.
Evitiamo il consumismo inutile, compriamo prodotti e cibi intelligenti che non abbiano eccessivamente consumato risorse, schiavizzato le persone, prodotto inquinamento, Diventiamo infestanti per il sistema politico attuale e contrastiamo il diffondersi di tale modello degenerato.
Un umano più “rovo” può anch’egli offrire riparo e cura agli altri esseri viventi, produrre frutti sia fisici che sotto forma di esperienze e crescita personale.
Diventiamo noi stessi come dei rovi, facciamo esperienza del passaggio tra essere un umano coltivato, stereotipato, programmato e un essere libero, in equilibrio con la natura, silenzioso e pacifico come un bosco. Facciamolo vicino ad altre persone che vogliono partecipare al cambiamento diventando così un bosco di rovo.
